

Semplicemente bravissima…e ti viene da chiedere per quale diavolo di motivo
Dal “City” di Bari,
venerdì 15 Dicembre 2006
"Paola Cortellesi disoccupata incinta"
Un’operaia incinta si ritrova disoccupata alla vigilia del parto. Allora irrompe sul posto di lavoro prende in ostaggio la responsabile del suo licenziamento. È il punto di partenza dello spettacolo “Gli Ultimi saranno ultimi”, tragicommedia sul mondo del lavoro interpretata da Paola Cortellesi, che da sola mette in scena (tutto in una notte) i destini di una fredda dirigente d’azienda piegata alle leggi di mercato, un’ingenua poliziotta di provincia, un transessuale sarcastico e disilluso, un guardiano notturno e una saggia donna delle pulizie.

MISA FLAMENCA
Con Paco Peña e il coro Florilegium Vocis
Da rockit.it:
La Kirsten’s Postcards esce con quella che potrebbe essere la summa di tutta la sua opera, diciamo pure il suo manifesto filosofico o la cosa migliore che aveva tra i suoi intenti – riuscita, per altro. Un tributo a quegli scozzesi, grazie a loro un po’ tutto è incominciato, ormai bisognava farlo. Questo era il momento e le capacità c’erano. Un lavoro impegnativo: contattare e riunire mezza Europa indie-pop e convincerla a registrare una canzone che sarebbe stata messa a disposizione di tutti in completo free download. C’è voluto un annetto. Ma sicuramente è stato tempo ben speso.
Manifesto filosofico, dicevamo perchè nella “Portami via di qua sto male” – prima traccia – si capisce che i Belle & Sebastian sono un immaginario preciso nella mente di molti. Adolescenti in crescita. Vittime emotive. Gente che al cinema piange e che con le ragazze fa fatica. E quindi B&S diventa, per molti indierockers, una campana di vetro sotto la quale ogni insicurezza è concessa, dove il dolore c’è ma insieme al conforto. Un mondo rivoluzionario, se volete. Sicuramente solo. Ma dolce da guardare e da vivere. “C’è sempre tempo per crescere” scriveva a riguardo uno dei blog legati alla Kirsten’s e questo tributo è tutto lì, in quei “giorni impiegati per” e nelle scuse che ci si inventa per non farlo. Questa l’idea. Poi i singoli pezzi rispecchiano ben altro, molto di più. Perché nelle mani di queste 20 bands le canzoni si irrigidiscono, si spolpano, si raffreddano nelle loro riedizioni elettroniche o si riducono a ballate solo voce e chitarra.
Stranamente l’album più saccheggiato è “Fold your hands child you walk like a peasant”- considerato uno dei meno riusciti -, molti pescano dal più recente “Push barman to open old wounds” - o comunque dai molti ep disseminati negli anni. Due soli citano “Tigermilk” – qui da segnalare The sad snowman, forse una delle migliori cover di tutto il disco. E i rimanenti vengono spartiti tra “If you're feeling… e “The boy with…”. Molti gli ottimi gruppi, particolarmente apprezzati: Bob Corn – geniale -, Austin Lace, Mr. 60 – ancora più sognanti dell’originale -, John Wayne shot me, The Niro – essenziali -, Canadians – molto twee pop. In più e infine - oltre all’indiscusso talento degli artisti che vi hanno partecipato – c’è da notare come queste canzoni funzionino anche messe fuori dalla cornice infantile che le ha create . Questi scozzesi non sono solo degli spacciatori di conforto in pillole ma dei songwriter capaci di scrivere pezzi che resistono all’usura e alla rielaborazione altrui tanto da avere vite parallele sempre. Canzoni eterne quindi. Per chi non lo sapesse ancora.
Aggiungo io:
a me piace molto questo gruppo, e anche questo disco di cover è piacevolissimo.
il sito da dove si può scaricare gratis: www.kirstenspostcard.com
e l’indirizzo del blog che è collegato all’etichetta: kirstensdiary.splinder.com
Aggiungo anche la copertina del disco. Che trovo incantevole

La ballata delle prugne secche
di Pulsatilla (ed. Castelvecchi, 10€)

Si tratta di una specie di autobiografia, perché non si può chiamare esattamente autobiografia, che si legge tutto d'un fiato e ti tiene incollato al libro!
Di certo non è un capolavoro della letteratura contemporanea e lei stessa riconosce di non aver avuto nessun intento in questo senso, ma non si riesce a staccarsi dal modo in cui lei, Valeria che non svela mai il cognome, alias Pulsatilla (Foggiana, classe 1981) riesce a raccontare le cose più comuni (come la prima volta, la ceretta, la dieta o la cellulite).Una 25enne, tutto sommato quasi mia coetanea, che, come dice lei, "giunta con un certo ritardo all'età della ragione" è fuggita da Foggia e ora vive a Roma!
E si va dall'infanzia con le bambole "maltrattate", all'adolescenza difficile (da cui le prugne secche, ma non voglio svelarvi il perché del titolo), alla vita a Milano per studio... E si passa attraverso i più svariati argomenti, dalla droga all'anoressia; dal divorzio alla masturbazione.
Forse un po' scurrile per alcuni, e non indicato alla lettura da parte della nonna della nostra giovane autrice, ma certamente un libro da leggere, come c'è scritto in quarta di copertina, con le lacrime agli occhi, un po' perché si ride (soprattutto per chi, come me, conosce abbastanza da vicino Foggia e provincia, ma anche per chi non la conosce) e un po' perché in certi punti i temi non sono per così dire leggeri.
Ma per come scrive lei, si può leggere anche un'ipotetica conversazione, con tanto di caffè e pasticcini, con l'inventore del t9 (assente nel libro, ma presente nel blog www.pulsatilla.splinder.com) e restarci inchiodati per ore!
Io, almeno, ve lo consiglio!
Pulsatilla, è in giro per le librerie per presentare il libro, se vi va di vederla. Io la vedrò il 27 di questo mese. E se vi va di sapere qualcos'altro, tipo perchè "pulsatilla", leggete il blog. Infondo ci trovate un link alla sua mail...se volete commentare!!
Ho appena finito di leggere l’ultimo e secondo libro di jonathan safran foer, scrittore americano, di washington, di ventinove anni. Il libro si chiama “molto forte, incredibilmente vicino” e per me è stata una specie di rivelazione. Racconta la storia di un bambino di nove anni, oskar, un bambino tutto particolare, che passa il suo tempo a fare strane e meravigliose invenzioni (un sistema di tubi collegato ai cuscini di tutti i letti di new york per raccogliere tutte le lacrime di chi piange prima di dormire, riversarle nel lago di central park e mostrare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città) a leggere libri di astrofisica, e che si veste tutto di bianco. Oskar è tra quelli che la notte non dorme e piange sul cuscino, da quando suo padre è morto nell’attentato alle torri gemelle. Un giorno trova nella stanza in cui conserva tutte le cose di suo padre, dentro un vaso azzurro, una busta con dentro una chiave, e sulla busta la scritta black. Oskar decide allora di andare da tutti i mr e mrs black di new york alla ricerca di informazioni su quella chiave e sul padre, ed è una ricerca fantastica, che gli permette di sentirsi in qualche modo vicino al padre e di allontanare la sua morte e il dolore con la fantasia e la curiosità. Con le avventure di oskar tra i distretti di new york si intreccia la storia dei suoi nonni paterni, scappati dalla germania durante la seconda guerra mondiale, una storia dolorosa, di bombe, di amanti separati, di una città distrutta e di abbandoni.
Quello che lascia incantati è la ricerca di oskar in giro per new york, che insieme fa piangere e sorridere ed è raccontata con una grazia e con una leggerezza che lascia a bocca aperta e fa amare queste pagine. Alla delicatezza di queste, dei personaggi, degli incontri, dei dialoghi, raccontate attraverso gli occhi di un eccezionale bambino di nove anni, si mescola un generale sentimento di compassione e di malinconia. E tutte queste cose, compassione-malinconia-tenerezza-simpatia-tragedia-vita-morte-amore si attaccano al lettore, anche quando il libro è finito, e restano con lui. Vivamente consigliato, piacevolissima e commuovente lettura.